Dear Diary: Thailand vol. II

BANGKOK giorno 1 e 2.

Il nostro aereo atterra a Bangkok alle ore 9.40 di mattina e siamo finalmente turisti in servizio verso le 13.Ora di pranzo. Dopo mille miliardi di ore di volo. Dopo la tensione della partenza/coincidenze da prendere/aspettative da soddisfare. Abbiamo inevitabilmente ridimensionato da subito il nostro piano contando sul fatto che a Bangkok saremo comunque ritornati prima di tornare in Italia. Abbiamo quindi scelto di vedere meno ma meglio questo primo assaggio di cultura tailandese.

TRASPORTO AEROPORTO – CITTA’: partendo dall’aeroporto avrete una fee fissa di 50 bat, piu’ il conto del tachimetro, piu’ altri 75 bat per i caselli che il taxi deve passare per poter entrare nella cintura del centro. Complessivamente la spesa puo’ variare dai 550 agli 800 bat.

TRASPORTO IN BANGKOK:

  • Tuk-Tuk: vi faranno sempre un prezzo che DEVE essere contrattato. Tendenzialmente in 2 potete arrivare ovunque con 250 bat.
  • Taxi: sono molto piu’ lenti dei tuk-tuk ma costano relativamente meno (quando fanno partire il tachimetro). Tendenzialmente con 150 bat fate 20-30 minuti di strada. 

Una volta posati gli zaini in hotel (questo qui), ci siamo catapultati tra le vie afose e piene di smog della citta’.

Devo ammettere che nel mio sogno di vacanza non avevo contemplato il fatto di dover convivere almeno in parte con un cosi’ alto tasso di smog.

Le prime ore potrebbero essere descritte cosi’:

  • tassisti che non sanno l’inglese e usano il tuo google map per portarti nel posto che vuoi, altrimenti ti scaricano al primo centro commerciale che pensano di aver capito.
  • temperatura esterna tra 35 -38 gradi (all’ombra)
  • temperatura dei centri commerciali da piumino cento grammi
  • temperatura nei taxi da guanti e giacca da sci.
  • E’ possibile sudare contemporaneamente in ogni millimetro del proprio corpo
  • Si deve contrattare tutto perche’ tutto puo’ avere un prezzo piu’ basso. Tranne l’acqua, quella paghereste anche oro pur di poterla bere.

Frastornati dal caos di una citta’ tanto grande quanto poco cosmopolita, decidiamo di farci trasportare dal flusso di persone. Arriviamo cosi’ al tempio Wat Arun (o anche chiamato templio dell’alba), aperto fino alle 18.30.

N.B.: Tendenzialmente i templi chiudono verso le 15.30-17.00, pianificate quindi quelli con la chiusura anticipata di mattina  e quelli con la chiusura verso le 17-18 nel pomeriggio.

Se siete curiosi come lo siamo stati noi, vi perderete dietro alle storie raccontate intorno ai buddha, le tradizioni, gli omaggi, gli incensi e non riuscirete a vedere piu’ di due templi al giorno.

OFF-TOPIC:quando dico che ci siamo fatti trasportare, non lo dico tanto per dire. In uno dei templi un ragazzo della sicurezza e’ venuto a prenderci perche’ stavamo andando nelle camere private dei monaci dove si ritiravano per dormire. Forse potevamo capirlo essendo gli unici a “passeggiare” in quell’area, ma la curiosita’ ci ha spinti verso l’infinito e oltre.

La prima sera abbiamo voluto fare gli splendidi andando a cena da Gaggan, il miglior ristorante stellato dell’intera Asia. Piu’ che una cena e’ stato uno spettacolo andato in scena portata dopo portata, bicchiere di vino dopo bicchiere di vino. Questa e’ stata la spesa piu’ grossa affrontata in tutto il viaggio: 700€ di cena per due persone, 28 portate e innumerevoli bicchieri di vino che accompagnavano al massimo 3 portate l’uno. Inutile spiegare quanto sia stato difficile uscire dal ristorante mantenendo un minimo di decoro. Avendo peccato in lucidita’ verso la fine della serata, non saprei dirvi chi dei nostri 3 umili e servizievoli camerieri ci ha chiamato il taxi per riportarci all’hotel. Un servizio impagabile.

Il secondo giorno ci alziamo con tutta la calma che un dopo sbronza puo’ richiedere, facciamo check out, ci spostiamo in un hotel un po’ piu’ centrale ( questo qui) e andiamo alla scoperta del tempio che devo ammettere mi e’ rimasto piu’ nel cuore: il Wat Pho, il piu’ grande e anche il piu’ antico a Bangkok.

IMPORTANTE: per poter entrare nei templi bisogna rispettare un dress code molto rigido sia per gli uomini che per le donne. Bisogna sempre avere le spalle coperte, per gli uomini i pantaloncini devono essere fino al ginocchio e per le donne polpaccio, si puo’ entrare solo ed esclusivamente scalzi.

Ammaliati dall’immensità dei Buddha, dalla sontuosita’ architettonica e dai canti di preghiera, decidiamo di muoverci verso il centro solo verso le 15.30, quando ormai l’appetito aveva cominciato a farsi sentire prepotente.

Dopo un buon piatto di green curry con lo sticky rice ci rimettiamo in cammino verso il quartiere piu’ festaiolo di Bangkok: Khao San Road.

Il quartiere si articola su una infinita’ di stradine coperte di bancarelle e negozi che si trasformano di notte per poter approcciare una clientela piu’ giovane e in cerca di cibo e divertimento. Ci imbattiamo (o forse sarebbe meglio dire che loro si sono scontrati con noi) nei rivenditori di gas esilarante. Devo ammettere che per una decina di minuti abbiamo anche pensato di provarlo, poi una serie di sfortunati eventi mi sono passati per la testa: la possibilita’ di rimanere talmente intontito da farmi portare via borsa, soldi, telefono, passaporto; dover andare all’ambasciata per lo smarrimento del passaporto passando da un internet point con un tailandese che non parla inglese, farmi stampare la cartina, doverci andare senza google map, chiedere soldi a dei turisti per poter mangiare, non aver soldi per poter chiamare casa e dire che in fondo sono ancora viva, per poco, ma sono ancora viva. Abbiamo quindi abbandonato l’idea e sulla via del ritorno ci siamo informati sugli effetti che il gas esilarante poteva procurare: ECCO, NO, NON PROVATELO.

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